Dietro l'ASCOLTO c'è un mondo da conoscere

07.11.2013 14:29

L'educazione all'ascolto, richiede il progressivo distanziarsi dai propri parametri di riferimento e la capacità di inquadrare l'esperienza che l'altro comunica, soprattutto il significato che egli vi assegna, all'interno dei suoi personali schemi di riferimento1.

Gordon2 arriva a stilare un elenco di tutti i messaggi presenti nella comunicazione implicati nella creazione di quelle che lui definisce barriere della comunicazione suddivise in 12 categorie, con le quali l'adulto che le usa veicola un messaggio di non accettazione:

  1. Ordinare, comandare: questo messaggio veicola allo studente che il suo stato d'animo, la sua condizione non è compresa e che è necessario adeguarsi alle richieste del docente:

    «Basta con le lacrime! La prossima volta pensa a studiare!».

  2. Avvertire, minacciare: questo messaggio viene recepito dal bambino con tutta la carica della sua ostilità provocando in lui atteggiamenti difensivi o di sottomissione alla volontà dell'adulto:

    «Se non la finisci di disturbare ti metto una nota!».

  3. Fare la predica, colpevolizzare: questo messaggio cerca di esortare il bambino ad agire in un determinato modo creando in lui sensi di colpa che attivano atteggiamenti di difesa che possono sfociare con il perseguire in queste attività:

    «Pensa a quello che i tuoi genitori fanno per te e tu li ripaghi in questo modo!».

  4. Dare consigli e fornire soluzioni: questo messaggio comunica al bambino la mancanza di fiducia nelle sue capacità e la pretesa di voler sapere quello che è giusto per lui senza conoscere a fondo il suo modo di sentirsi:

    «Secondo me non dovresti reagire così, infatti invece di metterti a piangere avresti dovuto...».

  5. Persuadere con argomentazioni logiche: questo messaggio comunica al bambino di non essere all'altezza di fare determinate cose e può suscitare una reazione di difesa che porta a reagire per dimostare il contrario anche andando contro le proprie esigenze:

    «Ti sei messo troppo tardi a studiare e considerati tutti i libri che devi preparare ti conviene rimandare la prova.».

  6. Giudicare, criticare, biasimare: questo messaggio caratterizzato da soventi critiche negative, influisce negativamente sull'immagine personale del bambino che si sta formando con conseguenze sulla fiducia di sé e sulla sicurezza. Il bambino matura l'idea di essere incapace:

    «Sei uno svogliato e non riesci a concludere nulla!».

  7. Complimentare, approvare: questo messaggio, al pari delle critiche, può destabilizzare l'immagine che il bambino ha di sé qualora senta che tali complimenti non corrispondano realmente al proprio sé:

    «Non è vero, stai facendo un bel lavoro se continui così prenderai sicuramente un bel voto».

  8. Umiliare, ridicolizzare: questo messaggio carico di ironia, inferiorizza il bambino che si sente classificato in una categoria:

    «Mi fai ridere, piangi come un bambino piccolo!».

  9. Interpretare, analizzare: questo messaggio genera senso di disagio e ingiustizia. Il primo si verifica quando l'insegnante interpreta correttamente l'agire del bambino e lo mette allo scoperto, il secondo quando sbaglia a interpretare e quindi lo accusa ingiustamente:

    «Tu mi racconti questa cosa perché pensi di commuovermi e che io non ti sgridi perché non hai fatto i compiti».

  10. Rassicurare, mostrare comprensione, consolare, incoraggiare: questo messaggio non ha contrariamente a quanto si crede, valenza positiva, perché può far credere al bambino che il suo problema non sia importante e generare in lui senso di incomprensione:

    «Dai, non ti preoccupare, vedrai che riuscirai benissimo in questo compito».

  11. Contestare, indagare, mettere in dubbio: questo messaggio, che acquista la forma di un interrogatorio, porta il bambino a chiudersi in se stesso e a diffidare dell'adulto:

    «Come mai non hai fatto i compiti? Hai giocato tutto il giorno o giardato la televisione?».

  12. Fare spirito, cambiare discorso: questo messaggio comunica al bambino che all'insegnante non interessano i suoi problemi. Cambiare discorso quando il bambino racconta un suo pensiero o un suo problema, comunica che questo non è importante:

    «Lasciamo perdere quello che stai dicendo e pensiamo a cose più importanti».

 

SARA LAZZERI

 

 

 

1Cfr. Contini M., Per una pedagogia delle emozioni, cit.

2Gordon T. (1994), trad. it. Genitori efficaci. Educare figli responsabili, La Meridiana, Bari, 1996, cit., pp. 42-44.

3Cfr. Bonino S., Lo Cocco A., Tani F., Empatia. I processi di condivisione delle emozioni, Giunti Editore, Firenze, 2010.

4Ivi.

 

 

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ascolto

Data: 14.06.2014 | Autore: msella

accipicchia, molto interessante. Questo mi apre gli occhi su come non parlare con i miei figli. Ma allora come si deve parlare , e come riuscire ad ascoltare senza intromettersi ed interagire in modo corretto? Mi accorgo che è molto difficile non sentirsi coinvolti e restare obiettivi nei dialoghi familiari.

R: ascolto

Data: 10.10.2015 | Autore: Sara Educatrice

Carissima, mi fa piacere che l'argomento abbia suscitato interesse in lei. Difficile poterle rispondere tramite messaggio, la cosa è complessa e articolata. Sicuramente un buon ascoltatore non giudica e si pone in modo empatico, le dritte spiegate nell'articolo sono fondamentali. Mi scriva alla mia posta privata, magari ci possiamo incontrare per discuterne meglio. Un caro saluto

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